Ischia: un’Isola Verde anche sott’acqua

Dott. Luca Tiberti

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abitazione ischitana ricavata nel tufo verde

Ischia, un’isola che mi affascina. Sempre.

Sopra e sotto il suo mare, l’isola possiede peculiarità uniche che hanno da sempre attratto viaggiatori e ricercatori da tutto il mondo. Passiamo in rassegna queste peculiarità.

Ischia si trova nel bacino centrale del Mediterraneo. Dista 18 miglia nautiche da Napoli ed 11 miglia nautiche da Pozzuoli. Ha un’estensione superficiale di 46 kmq ed una linea costiera di circa 40 km di lunghezza.

Dal punto di vista geologico, essa appartiene al più ampio complesso vulcanico dei Campi Flegrei. Nel suo nucleo centrale – il Monte Epomeo (787 m.) – l’isola è frutto di un antico sollevamento del fondale marino, di natura tufacea. A causa dei sali minerali assorbiti nel lungo periodo in cui restò sommerso, stimato tra 25.000 e 40.000 anni, questo tufo ha assunto una rara quanto particolare colorazione verde chiaro.

Tale colore della roccia (tufo verde ischitano), insieme ad una vegetazione particolarmente rigogliosa, ha fatto sì che l’isola d’Ischia venisse conosciuta in tutto il Mondo anche con l’appellativo di “Isola Verde”.

L’ultima eruzione, avvenuta nel 1301, si ebbe nella zona di Fiaiano, e provocò una colata lavica che si riversò in mare in prossimità di Punta Molino, tra Ischia Porto ed Ischia Ponte. Sull’isola sono presenti numerosi crateri e altri segni della sua natura vulcanica. Crateri, fumarole, sorgenti di acqua calda ed emissioni di gas si possono ritrovare in molti punti del suo territorio emerso e sommerso.

Per il suo clima, la fertilità dei terreni vulcanici, le fonti di acqua dolce e l’abbondante presenza di argille che consentiva la produzione di vasellame, l’isola ha da sempre rappresentato un sito ideale dove stabilire un centro abitato, tanto che resti dei primi insediamenti umani sono databili al periodo neolitico (3.500 a.C.).

Intorno al 770 a.C. alcuni coloni greci provenienti dall’isola di Eubea fondarono sull’isola la prima colonia stanziale d’occidente, Pithekoussai (nome derivante probabilmente dal greco “pithoi” = anfora, vaso di terracotta), nei territori di Panza (ritrovamenti di Punta Chiarito) e del  Comune di Lacco Ameno, in prossimità della Baia di S. Montano.

Fu proprio da Pithekoussai che, in seguito, gli Eubei partirono per fondare colonie in terraferma, Cuma e Napoli (Neapolis = La Città Nuova).

Nel 474 a.C., il greco Gerone I di Siracusa prestò aiuto con la propria flotta ai Cumani nella guerra contro i Tirreni, determinandone la sconfitta. Vinta la guerra, i Cumani decisero di cedere all’alleato un isolotto nella zona est dell’isola, denominato nelle epoche successive Castrum Geronis (Castello di Gerone) ed oggi conosciuto in tutto il Mondo con il nome di Castello Aragonese.

Nel I secolo a.C. l’isola, assieme a Neapolis, fu assoggettata al dominio diretto di Roma. Da questo momento in poi essa venne appellata Aenaria, nome derivante probabilmente dal termine latino “Aenum” che vuol dire metallo. Nella zona oggi chiamata di “Carta Romana”, in corrispondenza dello specchio acqueo antistante il Castello Aragonese, negli anni ’70 vennero ritrovati, a circa 6 metri di profondità ed al di sotto dello strato vegetazionale, resti di una fonderia romana con lingotti metallici ed utensili per la lavorazione dei metalli. Questa è la prova più evidente che tutta la zona fino al 100-130 d.C. (?) era emersa e rappresentava il centro siderurgico-industriale che diede nome all’isola intera.

Successivamente ai romani, le sorti politiche dell’isola seguirono quelle della città di Napoli, all’amministrazione della quale si succedettero Ostrogoti, Saraceni, Normanni, Svevi, Angioini, Aragonesi, Borboni, per poi arrivare all’annessione del Regno di Napoli alla neonata Nazione italiana.

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Le isole flegree Procida ed Ischia

Con l’appellativo di “Regno di Nettuno“, i ricercatori della “Stazione Zoologica Anton Dohrn” di Napoli hanno voluto denominare i mari circostanti le isole di Ischia, Procida e Vivara.

Chiunque entri nel Porto d’Ischia potrà osservare, sul lato sinistro dell’imboccatura, una suggestiva costruzione di color rosso pompeiano. Non tutti sanno che sin dal 1909 quella villa è stata meta dei più grandi artisti, letterati, scienziati e biologi marini del mondo.

Nel 1872, infatti, il giovane naturalista prussiano Anton Dohrn scelse Napoli quale luogo ideale per la costruzione di un centro in cui effettuare ricerche di biologia marina e studiare le nuove teorie evoluzionistiche portate avanti da Charles Darwin, suo collega ed amico. Tale scelta era giustificata dal fatto che le acque del Golfo di Napoli segnano il limite di due zone “biogeografiche” del Mediterraneo, ovvero rappresentano un confine climatico tra specie appartenenti all’area nord del Mediterraneo che preferiscono climi più freddi e specie appartenenti all’area sud, abituate a vivere in acque più calde. In questo golfo, perciò, gli scienziati del mare potevano contemporaneamente studiare entrambi i tipi di specie.

Oltre alla Stazione Zoologica di Napoli, Dohrn pensò di realizzare sull’isola di Ischia una residenza in cui i ricercatori suoi ospiti potessero trovare il giusto clima di serenità e comunanza per scambiare le proprie teorie, per parlare con i pescatori locali al fine di ricavare preziose informazioni, o… più semplicemente… per trarre giovamento dall’incantevole scenario del Golfo di Napoli visto da Ischia.

Villa Dohrn

Cassiopea

Cassiopea (Cotylorhiza tuberculata), con avannotti al suo interno

Dal 1960 la villa – “L’Acquario”, come viene comunemente definita dagli ischitani – rappresenta uno dei centri di ricerca di riferimento dell’intero Mediterraneo.

Ad Ischia viene da sempre studiata l’ecologia del benthos ed in particolare vengono effettuate ricerche su una importante pianta sottomarina, la Posidonia oceanica, che forma un’ampia distesa attorno alle isole flegree. Tale distesa, detta prateria, si estende su una superficie pari a circa 17 kmq e contribuisce a rendere Ischia un’isola rigogliosa e ricca di vita anche sotto il livello del mare: un’Isola Verde anche sott’acqua.

A buon ragione possiamo quindi sostenere la “tesi” degli studiosi che hanno visto in queste acque il regno della Posidonia, in inglese Neptune Grass – Pianta di Nettuno.

Distribuzione della prateria di Posidonia oceanica attorno alle isole flegree

Negli ultimi anni il mare di Ischia è divenuto interessante sotto il profilo scientifico anche per un’altra ragione.

Il sito subacqueo del Castello Aragonese è stato infatti scelto dai ricercatori di tutto il Mondo come campo di valutazione degli effetti dell’acidificazione dei mari sulle comunità di organismi marini. A causa della natura vulcanica di Ischia, nel sito sono presenti emissioni di biossido di carbonio (CO2), gas che a contatto con l’acqua ne altera il pH aumentandone l’acidità.

La CO2 è anche uno dei gas responsabili del cosiddetto “Effetto Serra” e della conseguente acidificazione dei mari ed è per questo che in tale sito possono essere condotti studi in campo simulando le condizioni estreme che potranno essere raggiunte in futuro con l’aumento dell’anidride carbonica nell’atmosfera terrestre e nei mari.

Le acque di Ischia sono popolate da tutte le specie benthoniche tipiche degli ambienti rocciosi mediterranei, ma anche da molte specie nectoniche; tra queste citiamo molluschi cefalopodi come Totani e Calamari, pesce azzurro come Alici, Aguglie, Tonni e Lampughe.

Questa ultima specie (Coryphaena hippurus), dalle carni molto gustose, viene pescata ancora oggi al largo delle acque di Ischia mediante una tecnica dalle origini molto antiche, la pesca “Alla Palma” o con i “Cannizzi” (o anche “Pamparo”, derivante da un altro tipo di pesce pescato con questa tecnica, il Pesce Pilota – Naucrates ductor – chiamato Pamparo nel Sud Italia) che si attua sfruttando l’abitudine di questo pesce di radunarsi in banchi all’ombra di grandi oggetti galleggianti, come foglie di palma opportunamente ancorate al fondale.

Non infrequenti sono gli avvistamenti di Tartarughe Marine (Caretta caretta) che a volte, come successo all’inizio dell’estate 2009, scelgono le acque costiere dell’isola come punto di ristoro durante i loro lunghissimi spostamenti.

Le aree a nord e ad ovest di Ischia sono le zone mediterranee che presentano la più alta densità di mammiferi marini, con la contemporanea presenza di tutte le specie di cetacei che vivono in questo mare.

Il Canyon di Cuma, in particolare, ospita la più importante popolazione del Mediterraneo di Delfino Comune (Delphinus delphis), specie che – a scapito del nome – è minacciata di estinzione.

Stenelle Striate (Stenella coeruleoalba)

Stenelle striate al largo dei Maronti

Una così elevata biodiversità ha spinto, nel 2007, il Ministero dell’Ambiente ad aggiungere il Regno di Nettuno alla lista delle Aree Marine Protette Italiane; ma nessun tratto di mare – così come di terra – potrà mai dirsi protetto se l’inciviltà dell’uomo, fatta a volte di piccoli gesti come l’abbandono di un mozzicone di sigaretta su una spiaggia, a volte di gesti più gravi e sistemici come la mancanza di depuratori o una cattiva politica di gestione dei rifiuti, non verrà superata dalla collettiva presa di coscienza delle implicazioni delle nostre azioni sulla nostra salute, su quella delle future generazioni e dell’intero sistema Pianeta Terra.

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