L’invasione negletta: L. lallemandii ad Ischia

una piccola murena si nasconde tra i piumini di L. Lallemandii

-Luca Tiberti-

A qualcuno sarà capitato di sentir parlare della cosiddetta ”alga killer”, la Caulerpa taxifoliaParlando di alghe aliene, la norma è di usare come esempio proprio le clorofite del genere Caulerpa, tenute sotto stretta osservazione a causa del loro habitus invasivo che minaccia il mar Mediterraneo.

Di gran lunga meno famosa è la rodofita Lophocladia lallemandii (Montagne) F. Schmitz, originaria del Mar Rosso ed inserita nella black list delle specie marine invasive dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN).

Le prime osservazioni documentate dall’Associazione Nemo per la Diffusione della Cultura del Mare risalgono al 2009, con l’inizio delle attività di divulgazione ambientale mediante visite guidate di snorkeling. Le escursioni si concentravano in alcuni punti dall’alta valenza ecologica intorno all’isola d’Ischia, in particolare nel versante meridionale – Area ovest di Punta Sant’Angelo – zona de “Le Parate” e “La Roja”.

Sant’Angelo, area monitorata dall’Associazione Nemo nel periodo 2009-2018

L’attenzione degli esperti ambientali dell’Associazione fu attirata da un aumento anomalo della copertura algale di questa zona: dal mese di luglio, a partire dalla superficie e sino a circa 15 metri di profondità, la roccia e parte delle macchie di Posidonia oceanica venivano ricoperte da “piumini” di colore rosso, mai notati altrove sull’isola. Diverse specie di pesci trovavano riparo tra i talli suggerendo che l’invasione algale non aveva apparenti effetti negativi sull’habitat.

Questi piumini rossi aumentavano di diametro all’avanzare della stagione estiva sino a raggiungere circa 15 cm e poi staccarsi dal substrato con le prime mareggiate di fine estate. Gli ammassi in putrefazione creavano disagi ai bagnanti e non poche difficoltà agli operatori balneari dell’antistante spiaggia di “Chiaia di Rose”, come segnalato poi anche sulle spiagge siciliane (ISPRA, 2011).

In un precedente articolo abbiamo parlato del ruolo dei pescatori e delle guide subacquee come fonte di conoscenza e supporto per il mondo accademico. Nel presente articolo vogliamo dare il dovuto risalto all’importante contributo degli operatori balneari,  ovvero gestori e bagnini dei vari lidi sparsi sulle nostre coste:

a seguito di nostre interviste a costoro, preziosa fonte di Conoscenza Ecologica Locale, venimmo a sapere che gli spiaggiamenti erano a loro ben noti da tempo e dalle loro testimonianze deducemmo che i primi fenomeni di questo tipo cominciarono a verificarsi circa dieci anni prima, cioè intorno al 1998/1999, più o meno nello stesso periodo in cui la specie veniva avvistata alle isole Baleari, il 1995 (Segnalata da Patzner nel 1998).

Sempre nel 2009 seguì una comunicazione di tipo informale alla Dott.ssa Maria Cristina Buia della Stazione Zoologica “Anthon Dohrn”, la quale suggerì che si potesse trattare di Lophocladia lallemandii visto che qualche anno prima lei stessa identificò un esemplare campionato in un’altra zona dell’isola d’Ischia, Capo Negro (ARPAC, 2007).

L. lallemandii è una delle prime specie aliene segnalate in mediterraneo (Petersen, 1918) e la sua prima segnalazione in Italia (Sicilia) risale al 1971 (Furnari & Scammacca, 1971). Pertanto, dato che la specie era considerata diffusa in tutto il Mediterraneo, all’epoca non sembrò necessario procedere ad una segnalazione formale della sua presenza nel sito di Sant’Angelo.

Tuttavia, alla luce della sempre crescente attenzione nel monitoraggio e gestione di specie aliene invasive nelle Aree Marine Protette, vista la pressoché totale mancanza di informazioni sulla distribuzione di questa specie ad Ischia, nel perseguire l’obiettivo statutario di diffusione della Conoscenza Ecologica Locale (Huntington, 2000), nel 2018 l’Associazione Nemo ha segnalato ufficialmente questa invasione attraverso il portale di Scienza Partecipata www.citizensciencerdn.it.

Tramite l’interessamento della dott.ssa Maria Cristina Gambi dalla Stazione Zoologica “A. Dohrn” e dell’algologa Anna Maria Mannino del Dipartimento STEBICEF (Scienze e Tecnologie Biologiche Chimiche e Farmaceutiche) dell’Università di Palermo, un campione è stato prelevato ed identificato dal punto di vista tassonomico, confermando che l’alga apparteneva alla specie ipotizzata.

Un’invasione, quella di Sant’Angelo, presa sinora in scarsa considerazione.

Dopo la segnalazione abbiamo interpellato alcuni subacquei dell’isola, i quali riferiscono della presenza nei pressi di Punta San Pancrazio (Sorvino P., Gaglioti M.) mentre, da osservazioni personali e altre testimonianze, il versante Nord non sembra essere interessato dalla presenza dell’alga. In mancanza di ulteriori informazioni, siamo portati a ritenere che la specie abbia invaso il solo versante meridionale dell’isola.

Fortunatamente.

Come è noto (Buia et al., 2003), il versante settentrionale dell’isola è completamente circondato da un’estesa prateria di Posidonia oceanica e la presenza di L. lallemandii può rappresentare una minaccia importante per la resilienza di questo ecosistema (Ballesteros et al., 2007 – Marbà et al., 2014).

Dato confortante è che, a partire dall’estate del 2016, abbiamo notato una diminuzione sia della densità di individui (a nostro avviso da un valore 5 ad un valore 4 della scala Blanquet), sia dell’areale invaso (assenza di individui nell’area compresa tra la linea di battigia e le barriere frangiflutti con conseguente scomparsa pressoché totale di cespugli spiaggiati a riva).

Reputiamo che il sito di Sant’Angelo sia di elevato interesse scientifico perché il disturbo antropico è ridotto, ricadendo per buona parte nella zona B.n.T. dell’Area Marina Protetta (consentite solo balneazione ed immersioni subacquee guidate) ed essendo localizzato totalmente all’interno della fascia costiera in cui non è consentito l’ancoraggio.

Si rende necessario un approfondimento del monitoraggio anche – ma non solo – attraverso campagne di comunicazione mirate a sollecitare il contributo della comunità locale. Dal canto nostro, per l’estate 2019 continueremo a monitorare la zona come fatto negli ultimi dieci anni, grazie al contributo dei nostri associati e dei tanti amici che credono nel valore culturale, educativo e divulgativo dell’operato dell’Associazione.

Il fatto che questa invasione sia rimasta per tanti anni ufficialmente sconosciuta – inosservata dal mondo della ricerca – ci spinge ancora una volta a sottolineare il ruolo fondamentale di alcune categorie di cittadini nel monitoraggio del proprio ambiente ed il ruolo di “ponte” tra scienziati e cittadini di Associazioni come la nostra. 

Il presente articolo, insieme alla segnalazione sempre ad opera della nostra Associazione di un’altra specie invasiva – il mollusco eterobranco Aplysia Dactylomela – contribuisce ad aggiornare la checklist delle specie invasive dell’isola d’Ischia.

L’aggiornamento è stato pubblicato sul notiziario n. 75/2019 della Società Italiana di Biologia Marina.

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