Policheti che passione

Dott.sa Mariamichela Cigliano,

Assegno di ricerca I.C.R.A.M.

Durante un’immersione subacquea sono molteplici gli incontri che si possono fare e vi sarà sicuramente capitato di soffermarvi su quei piccoli tubi adesi ad una roccia o infossati nella sabbia da cui fuoriescono pennacchi variamente colorati che si ritraggono immediatamente quando vengono toccati.

E’ proprio di questi che vi voglio parlare: i Vermi marini, più propriamente detti Policheti.

I Policheti sono organismi animali appartenenti al phylum degli Anellidi. Presentano un corpo cilindrico, allungato un po’ schiacciato dorso-ventralmente con simmetria bilaterale. Hanno dimensioni comprese tra i 2 mm e i 2 m. Il corpo è diviso in tanti segmenti di cui il primo, detto prostomio, presenta forme diversissime che variano da famiglia a famiglia e sul quale è localizzata la bocca e gli organi di senso (occhi, antenne, cirri, palpi = organi di senso simili ad antenne che si collocano ai lati del prostomio). L’ultimo segmento è detto pigidio dove in genere è presente l’ano.

Il termine Policheti è di derivazione greca e nasce dall’unione di due parole: poli-chete = molte setole, questo perché alle estremità laterali dei segmenti del corpo, in apposite tasche su strutture dette parapodi, si notano alcune formazioni chitinose simili a dei peli dette setole o sete. La funzione dei parapodi e delle setole è quella di permettere al verme il movimento e facilitare l’adesione al substrato. Anche le sete hanno le forme più varie, possono essere semplici (capillari) allungate, sottili, ricoperte di piccole spine o composte cioè formate da più pezzi più o meno robusti e sono un utile carattere per la determinazione della specie.

I Policheti sono animali essenzialmente marini con una distribuzione vastissima in tutti i mari, dai Poli all’Equatore. Si rinvengono da pochi cm sotto il pelo dell’acqua fino alle maggiori profondità oceaniche. Hanno però maggior diffusione e varietà di forme nella zona della piattaforma continentale (fino a 200 m di profondità). Sono presenti in ambienti diversissimi, dai fanghi, ai fondi duri. Sono tra gli organismi più resistenti e adattabili a situazioni ambientali estreme (non è raro trovarli nei fondi o sulle banchine di porti inquinati). Anche se alcune famiglie sono planctoniche, la maggior parte dei Policheti conduce vita bentonica cioè in stretta relazione con un substrato.

Molte specie vivono libere (vagili) spostandosi a loro piacimento sul substrato e cibandosi di altri Policheti e piccoli Crostacei. Una specie vagile è Hermodice carunculata (Pallas) comunemente detta “Vermocane”, diffusa soprattutto nel Mediterraneo sud-orientale. Un incontro con il vermocane è difficile da dimenticare in quanto, se toccata, drizza le setole e con queste può provocare irritazioni e bruciori tali da meritarle il nome di “verme di fuoco” (fireworm). Il corpo, allungato, di sezione rettangolare, va progressivamente restringendosi verso l’estremità posteriore. Presenta circa 100 segmenti e può raggiungere una lunghezza di circa 35 cm. Il prostomio rettangolare porta 4 occhi disposti a quadrato, 2 palpi e 3 antenne (1 impari centrale e 2 laterali). Subito dietro il prostomio c’è una struttura ovale in rilievo detta caruncola (un altro organo di senso). Su tutto il corpo sono presenti le branchie a forma di “alberello”. Ha una colorazione molto appariscente: il ventre è giallo chiaro, il dorso è verde o bruno con bande nere e verdi trasversali a dividere i vari segmenti, le branchie e la caruncola sono di un rosso acceso, le setole sono bianche. Vive su fondi duri nei primi 10 – 15 m di acqua in presenza di abbondante vegetazione. Spesso si nutre di organismi morti e frequentemente si trova dove i pescatori eliminano gli scarti. E’ una specie termofila (che predilige acque calde) può essere perciò considerata una specie indicatrice delle condizioni ambientali.

Hermodice carunculata (vermocane)

Sabella spallanzanii (spirografo)

 

 

Altre specie sono invece sedentarie (sessili), vivono cioè attaccate ad un substrato che può essere di varia natura: roccia, conchiglie, carapaci di piccoli Crostacei, foglie e rizomi di Posidonia, alghe. A queste forme appartengono i vermi più belli e più conosciuti dai subacquei. Vivono all’interno di tubi mucosi che costruiscono cementando sabbia e fango o in tubi calcarei. Il loro appariscente pennacchio è formato da una corona (di solito formata da due parti semicircolari) di filamenti branchiali (radioli) che portano ai lati dei sottili cirri (pinnule) a loro volta ciliati. Attraverso il movimento delle ciglia si crea una corrente d’acqua che viene filtrata dall’intreccio delle pinnule dove vengono trattenute tutte le particelle in sospensione. Il pennacchio branchiale, quindi funziona oltre che da organo respiratorio anche da rete per la cattura del cibo.

Tra questi il più noto e il più fotografato dai subacquei è Sabella spallanzanii (Gmelin) comunemente detto “Spirografo” perché presenta il pennacchio branchiale avvolto in una lunga spirale. Il corpo cilindrico molto ristretto nella parte posteriore è introdotto in un tubo chitinoso molto appariscente: cilindrico, flessibile, ricoperto di piccoli grani di sabbia e talvolta anche di piccoli organismi, ha colorazione grigiastra e consistenza pergamenacea e può raggiungere i 30 cm di lunghezza. Il corpo dell’animale è giallastro o bruno con il dorso grigiastro e il ciuffo branchiale è molto variabile nei colori, di solito è giallastro o marrone con striature e bande trasversali bianche, brune e arancio e può raggiungere 20- 30 cm di diametro. Lo Spirografo si trova di solito con il tubo che si erge dalla sabbia, attaccato con la base agli scogli ed ai moli dei porti, a corpi sommersi (boe, cavi…) e nelle praterie di Posidonia oceanica. Viene usato come esca per gli Sparidi (saraghi, orate etc.). Pur essendo una specie mediterranea, lo Spirografo è stato ritrovato anche lungo le coste australiane molto probabilmente in seguito a dispersione delle larve tramite le acque di zavorra di navi.

Bispira mariae (Montagu) noto ai più come “Bispira” detto così perché la corona branchiale con sfumature bianche, verde pallido e solo più raramente violette, è avvolta in 2 spirali.

Bispira mariae

Sabella penicillus

Il tubo è corto (raggiunge i 15 cm di altezza) membranoso, morbido al tatto e di colorazione grigiastra.

Alla famiglia dei Sabellidi, come gli ultimi due sopra citati, appartiene Sabella penicillus(Linneo) detto anche “Verme pavone”. Il tubo è dritto, liscio a parete soffice, incrostato di fango nella parte superiore, al tatto dà l’impressione di carta o gomma molto morbida, di colore grigio, infossato nella sabbia per oltre la metà della lunghezza dando l’impressione di essere appoggiato sul fondo come gli anemoni di mare. La corona branchiale non è avvolta a spirale e di colorazione variabile: rossastra, viola, biancastra striato con bande o piccole macchie.

Una “new entry” tra i Sabellidi è Branchiomma luctuosum (Grube) : specie tropicale molto diffusa in Mar Rosso, che è stata introdotta in Mediterraneo con molta probabilità tramite dispersione delle larve all’interno delle acque di zavorra delle navi e dal 1983, anno della prima segnalazione in Mediterraneo, ha colonizzato tutto il bacino entrando anche in competizione con la specie indigena Sabella spallanzanii. Il corpo è di colore biancastro o giallastro mentre il pennacchio branchiale presenta un intenso colore vinaccia ed occhi composti lungo i radioli.

Nelle vostre immersioni avrete sicuramente notato quelle strutture tubulari bianche, non di grandi dimensioni ma che sono facilmente visibili perché in gran numero incrostano substrati rocciosi o comunque sufficientemente rigidi, particolarmente comuni nelle grotte semi-oscure o oscure: i Policheti Serpuloidei.

Sono caratterizzati dalla presenza di un tubo calcareo di forma arrotondata o a spirale più o meno convoluto, talvolta si riuniscono a formare colonie dando origine a dei veri e propri reefs, come nel caso della specie lagunareFicopotamus enigmaticus.

Serpula vermicularis (Linneo) appartiene alla famiglia dei Serpulidi. Il tubo, di sezione rotonda, è aderente al substrato e un po’ sollevato nella parte terminale e di colore rosa, giallo o raramente bianco. I serpulidi presentano una struttura sulla sommità della corona branchiale detta opercolo che può essere di varie forme ed è destinato a chiudere il tubo quando l’animale si ritira. In Serpula vermicularis l’opercolo è a forma di margherita con numerosissimi “petali” fittamente addossati. Il ciuffo branchiale è formato da due parti circolari di colore rosso a bande bianche. E’ comune nel coralligeno e colonizza substrati duri di varia natura fino a 1800 m.

“Last but not least” della mia breve panoramica sui Policheti è Protula sp. (Montagu) detto anche “Verme ciuffo bianco”. Il tubo calcareo, bianco appare di sezione circolare, cilindrico con superficie leggermente rugosa. Dall’apertura fuoriescono i due lobi del pennacchio branchiale di forma uguale leggermente spiralati di colore bianco- rosa screziato spesso di rosso o arancio. Si trova a poca profondità, con il tubo attaccato su rocce, pietre e conchiglie non di rado anche nei porti non troppo inquinati. Si riproduce tra aprile e agosto e le uova di colore rosso, sono deposte intorno all’apertura del tubo avvolte in una capsula gelatinosa.

Il nostro piccolo viaggio nel mondo dei Policheti si conclude con una domanda:

”L’avreste detto mai che erano solo vermi?”.

Branchiomma luctuosum (foto A. Terlizzi)

Serpula vermicularis

foto di Archivio SZN – Laboratorio di Ecologia del Benthos – si ringrazia per la gentile concessione.

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