La visita medica di idoneità all’immersione subacquea

Dott. Vittorio Helzel

Medico ospedaliero, specialista in Medicina Subacquea, Medicina del Lavoro, Medicina Interna, Medicina d’Urgenza, Medico Sportivo, Master in Management Sanitario e Master in Procedure di Urgenza a letto dell’ammalato. Responsabile della U.O. di Accettazione del P.O. dei Pellegrini ASL Na1 Centro.

La paura che ci attanaglia ogni qual volta andiamo dal dentista è solo la manifestazione più eclatante del rapporto che abbiamo con il “conoscere” il nostro stato di salute.
E’ un problema di cultura della società ove lo stato di salute è individuato come “conoscere la malattia” e non prevenire la malattia.

L’ottica della vista medica preventiva è proprio quello di fare una fotografia del nostro organismo quando stiamo bene, seguendone l’evoluzione nel corso degli anni, riuscendo finalmente (e veramente) a capire quando qualche cosa vira verso il patologico.
Solo in questo caso è possibile identificare, attraverso il minimo segno, l’inizio di una patologia che, altrimenti, sarà identificabile solo quando questa esploderà richiedendo la toppa terapeutica.

La visita medica per l’idoneità all’immersione subacquea si colloca nel mondo oscuro della prevenzione, capire per prevenire.
Proprio in questa ottica, non ci si può fermare a quanto stabilito da un D.M. del 1982 (da osservare per rispetto di norme, leggi e regolamenti) ma bisogna andare oltre.

L’uomo negli ambienti straordinari. . .
E’ il titolo di un libro di medicina subacquea il cui titolo venne fuori da una meravigliosa discussione culturale e scientifica e che ben rende l’idea di ciò che affronta il nostro organismo durante l’immersione.

La visita: è nella capacità del sanitario di carpire il linguaggio del corpo nel mondo subacqueo. Domande semplici, mirate, che cercano risposte che illustrino anche il minimo e (apparente) segno di sofferenza.
La vista: conoscere il deficit del visus e vedere il fondo oculare per meglio indirizzare il sub nella compensazione (non sapete quanti danni si hanno con una errata manovra del Valsalva).
L’udito: non è importante sapere quanto siamo sordi, ma si deve mettere in essere tutte le manovre per non peggiorare. Guidare la compensazione, vedere la compensazione, consigliare su come tutelare il condotto uditivo esterno.
Il sistema nervoso centrale e periferico: molte sono le situazioni, anche minime, che possono diventare veri e propri drammi. Situazioni che nel quotidiano sembrano sciocchezze possono essere potenziali fonti emboliche, così come cose che ci sembrano gigantesche sono in realtà bufale.
L’apparato respiratorio: spirometria di base per valutare non la “normalità” ma la potenzialità del subacqueo. E va integrata con la misurazione della pressione parziale dell’ossigeno presente nel sangue per valutare la diffusione dei gas a livello polmonare. In alcuni casi è opportuno il test del cammino. Da qualche tempo ho inserito nella visita lo studio ecografico del torace poiché le bolle enfisematose sono sempre in agguato e, con una buona ecografia, le bolle superficiali si può avere la fortuna di beccarle.
L’apparato cardio-vascolare: il cuore, l’elettrocardiogramma di base, l’inutilità del tracciato dopo sforzo. L’esigenza di avere una buona immagine ecocardiografica con la ricerca di come si contrae il nostro cuore, come funzionano le valvole e, con il color-doppler, fantasticare sul forame ovale e la sua ipotetica pervietà.
L’apparato digerente: non è importante sapere quanto uno scorreggi (tuono di mazzo, sanità di corpo e chi non scorreggia è un uomo morto) ma è importante valutare la milza, il serbatoio di tutto ciò che circola nel nostro sangue.
L’apparato osteo-articolare: funziona? Bene. Manca un arto? Bene. Vi è limitazione antalgica? Forse l’immersione ed il nuoto ci aiuteranno a stare meglio. Abbiamo l’ernia del disco? Valutiamo e risolviamo.

Insomma, è solo questione di approfondire con tutti i mezzi a nostra disposizione la condizione clinica ma, a mio parere, è importante praticare personalmente i principali accertamenti strumentali che, pur nella loro normalità, dovranno essere criticamente affondati da “SUBACQUEI”.

Dott. Vittorio Helzel

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